Autunno teatrale a Casperia

On 20 dicembre 2013 by amministrazione

Violetta Chiarini con la sua Compagnia ha ripreso a Casperia (RI), dopo la pausa estiva, gli appuntamenti teatrali al Piccolo Teatro del Violangelo, inaugurando così il secondo anno di attività relativa al progetto “Teatro in Provincia”, ideato da Duska Bisconti, con la collaborazione di Antonia Brancati ePaolo Valentini, e promosso dal Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea (Ce.N.D.I.C.), che ha per scopo la valorizzazione e la promozione in Italia e all’estero di opere di autori teatrali italiani viventi.

Alle città del Centro Italia partecipanti alla fase sperimentale, che ha riscosso grande successo, si sono ora aggiunti capoluoghi di provincia dell’Italia del nord, tra cui Pavia e Biella. “14 Teatri X 30 autori”, questo è il sottotitolo della nuova edizione 2013-2014 di Teatro in Provincia”. Le serate del 9 e del 30 novembre 2013 a Casperia hanno confermato l’alta qualità dell’offerta cultural-teatrale, non solo per il livello delle opere presentate, ma anche per la presenza di valenti attori della scena teatrale e cinetelevisiva.

Come di prammatica, il pubblico ha votato il testo preferito tra i corti teatrali presentati. Nella manifestazione del 9 novembre è risultato vincitore “Una serata a lume di candela”, di Maria Letizia Compatangelo, autrice eclettica con un forte senso dell’evento scenico. Interprete di gran classe, Violetta Chiarini con affascinante autoironia ha sostenuto il ruolo della figlia, complice una brillantissima Liliana Paganini in quello della simpatica madre. Meritano attenzione anche gli altri testi che citiamo in ordine di esecuzione. In “Giugnetto barelliere” di Antonio Sapienza, che affronta in chiave ironica il tema della corruzione, Emanuele Vezzoli, dotato di un fisico essenziale dal piglio aristocratico, ha saputo creare un carattere inaspettato e divertente, affiancato da Nicola Caccavelli, pure in versione di brillante caratterista. Scontro generazionale in “Spiaggia” di Augusto Bianchi Rizzi, con Liliana Paganini, interprete efficace di una madre comicamente invadente nella vita della figlia, cui ha dato voce e corpo l’elegante Cristina Fondi, con perfetta aderenza al personaggio di una giovane poco responsabile e un po’ “bambocciona”.

In “Solfito di puttana” di Andrea Ozza, una donna pigia l’uva a piedi nudi in un grosso recipiente: è una moglie ripetutamente tradita e disprezzata da un marito antiecologista che ha fatto fallire la fiorente azienda vinicola di famiglia creata dal suocero ed è responsabile della morte di alcune persone per abuso di solfito nel vino. Finale a sorpresa: al termine della pigiatura il recipiente si spacca e ne esce il corpo senza vita dell’uomo che la donna ha affogato nel mosto al solfito. Sarà lei a pagare i debiti del marito con la giustizia e consentirà così al figlio di ricominciare l’attività, producendo onestamente e senza avidità il buon vino di una volta. Violetta Chiarini, in una sua personalissima interpretazione, ha reso con forza straordinaria la dimensione tragicomica di questo monologo. Profondo e particolare il testo di Stefania Porrino, “Il Rondò del Caffè”, sul tema della creatività, di cui un’aspirante compositrice, che insegna solfeggio a un allievo (Giuliano Maria Bonci), chiede le regole ad un’affermata musicista. Infine capirà, grazie a quest’ultima, che ogni artista è un microcosmo unico e irripetibile, che nell’arte non vi sono regole e il talento non si può insegnare e che dovrà trovare da sola la sua propria strada. Cristina Fondi ha saputo dare al personaggio dell’artista affermata toni alterni di cruda schiettezza e di calda umanità, e Liliana Paganini nel ruolo dell’aspirante compositrice ha sapientemente alternato i toni polemici a quelli dettati dall’ammirazione e dalla gratitudine. Nel monologo “Nessuno”, di Francesco Scotto, testo di forte impegno sociale, Nicola Caccavelli ha rivelato la propria valenza drammatica, interpretando il personaggio del bracciante extracomunitario sfruttato e vilipeso che alla fine muore senza aver potuto riscattare la propria condizione. Come una nuvola leggera e colorata il testo di Massimiliano Perrotta, “La bicicletta”, ci porta nella magica dimensione di una strana creatura alle prese con una bicicletta che va in giro da sola. Il giovanissimo Giuliano Maria Bonci ha interpretato con divertente naїveté il personaggio del bambino che vive nel suo mondo ancora incontaminato, mentre Simona Balducci ha reso con garbo squisito l’incredulità della ragazza che, dapprima sorride ironica ai racconti inverosimili del bambino, considerato pazzerello, poi, a poco a poco, affascinata dal mondo di lui, entra anche lei in quella dimensione poetica e fantastica. Partecipata, commovente interpretazione di Emanuele Vezzoli e Nicola Caccavelli in “Prima della notte”, di Ferdinando Crini, sul tema dell’eutanasia, riveduta e valutata, tra rimpianti e tormenti dell’anima, da chi l’ha procurata per affetto all’amico del cuore. Ancora Andrea Ozza, giovane autore interessante e fecondo, col monologo “Me spiccia lu munno?”, splendidamente interpretato da Liliana Paganini nel ruolo della madre di un bambino malato di cancro. La donna, nel fiorito linguaggio del testo, si rivolge a Dio, con toni ora di sfida, ora quasi d’invettiva, ora di accorata preghiera, perché non si limiti a scatenare disastri ambientali, ma faccia finire davvero il mondo prima che il suo bimbo muoia. Un’interpretazione commovente per un testo antiretorico.

In “A cento metri”, di Roberto Traverso, una lavoratrice pendolare, appena abbandonata dal fidanzato, senza le chiavi di casa che ha perduto, sola di notte in un alberguccio a cento metri dalla propria abitazione, in preda a un attacco depressivo, fa il bilancio della sua vita e…per sfuggire al portiere dell’albergo, secondo lei sinistramente misterioso, cade dalla finestra spalancata. Suicidio??? Violetta Chiarini, regista della “mise en éspace“, qui di nuovo anche in veste di attrice, crea un personaggio sfaccettato, portando la pièce a una graduale tensione drammatica che coinvolge fortemente il pubblico. In “Composizione” di Ferdinando Crini, due coniugi, ormai nel grigiore della routine, grazie alle emozioni estetiche suscitate dalla contemplazione di un quadro di Mondrian, ritrovano l’antico ardore, rivivendo il loro primo incontro in un museo, davanti allo stesso quadro. Elegante e ricca di garbo raffinato, l’interpretazione di Cristina Fondi ed Emanuele Vezzoli ha chiuso in bellezza la presentazione dei testi di questa prima serata d’autunno teatrale.
La seconda, quella del 30 novembre, ha visto in gara con nuovi testi gli stessi autori, cui si sono aggiunti Luigi Lunari e Leo Augliera, mentre la rosa degli attori si è arricchita della presenza di Vito Di Bella e Stefano Skalkotos. Quest’ultimo, dotato di forte personalità attoriale, ha dato un’interpretazione variegata e divertente del testo di Lunari, “Querela contro (quasi) ignoto”, una lettera immaginaria che il marito di Laura, la musa del Petrarca, scrive nel 1347 al capo della polizia di Avignone, per denunciare il ventennale stalking ideologico che sua moglie, donna semplice, non proprio bella e con gli occhietti miopi, subisce da parte del poeta toscano, venuto nella città provenzale al seguito del Papa. Questo monologo è stato il più votato dal pubblico. Esso fa pendant con l’analogo, sempre di Lunari, “Moglie di poeta”, in cui Violetta Chiarini, di origini toscane, era perfettamente a suo agio nel personaggio fiorentino di Gemma, la moglie di Dante Alighieri, regalandoci momenti di esilarante comicità. La donna si lamenta delle sue fatiche di casalinga e di madre, e di un marito sempre in giro da un esilio all’altro, o in compagnia degli altri poeti del Dolce Stil Nòvo, che lei considera poco raccomandabili. Ma soprattutto Gemma si duole del tradimento del marito con Beatrice, anche se poi finisce con l’accettarlo perché solo ideologico, in quanto con “donna angelicata”. I due monologhi si fanno perdonare il richiamo alle parodie goliardiche per l’interpretazione dei due attori, che conferisce maggiore spessore teatrale al testo e perché scritti con l’arguzia e la finezza letteraria di quel grande autore che è Gigi Lunari.

In “Tramonto a est” di Andre Ozza un fratello convince la sorella a chiudere col passato, sugellando con il divorzio la fine del suo matrimonio. Un dialogo serrato e brioso tra due affiatati ed empatici Liliana Paganini e Vito di Bella. Il testo a più personaggi, “La pecora smarrita” di Leo Augliera, riguarda il tema dell’aborto, trattato nell’ottica di una donna che lo subisce contro la propria reale volontà per mancanza degli strumenti culturali che le consentirebbero di resistere alla pressione familiare e sociale che la spinge contro l’accettazione della vita. Tutti gli attori in scena in un’ efficace interpretazione corale per un testo dall’idea di base buona, ma occasione perduta per una scrittura teatrale che qui è sostituita in massima parte dal ruolo del narratore. Anche se non decretato vincitore assoluto dal pubblico, il monologo “Carne in scatola” di Maria Letizia Compatangelo, ci è parso il miglior testo della serata per profondità e teatralità: un poliziotto accusato dell’omicidio di un moderno mercante di schiavi, racconta al giudice, di cui viene molto ben evocata la presenza, la sua versione dei fatti e a poco a poco disvela la sua partecipazione al dramma dell’immigrazione clandestina e delle ragioni che spingono tanti disperati a rischiare la vita nella speranza di poter vivere in un paese libero. Ben calibrata, intensa e commovente l’interpretazione diVito Di Bella. Pubblico molto attento e partecipe, con ospiti d’eccezione: Pietro Carriglio, regista e scenografo, già direttore di importanti istituzioni teatrali italiane, lo scrittore-giornalista e critico Marcantonio Lucidi, il conte Guglielmo Masetti Zannini, autore teatrale, socio del CENDIC, come, del resto,Violetta Chiarini e Liliana PaganiniStefano Petrocchi, sindaco di Casperia e Duska Bisconti, che ha presieduto le votazioni, riservando al sindaco la proclamazione del testo di Lunari quale vincitore.

Serate teatrali calde e piacevoli, queste di Casperia, anche quando la rappresentazione ha raggiunto le due ore continue, grazie al buon ritmo impresso alla mise en éspace dalla regia di Violetta Chiarini con il lavoro sui testi e sulla loro interpretazione, certo, ma anche col filo conduttore delle canzoni del suo repertorio internazionale, coniugate ciascuna a un corto teatrale in base al tema.
Suggestivo il disegno luci di Walter de Angelis, funzionale anche alla ripresa televisiva del giovane e valente Emanuele Lotti del DAMS di Roma.

Recensione di Ferdinando Bevilacqua tratta da Sipario

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